Su molti media è stato dato ampio risalto alle criticità dell’equilibrio finanziario dei bilanci dell’ENPAM. Si è fatto rilevare che vi sarebbero stati degli
investimenti “mobiliari” nel mercato delle obbligazioni e delle azioni, con un indice di rischio eccessivamente alto per un Ente previdenziale. Pur tenendo conto che vi è stata
nel mondo una fortissima crisi finanziaria che ha “terremotato” Borse e bilanci di vari Stati, si è sottolineato che la ristrutturazione di alcuni strumenti come i CDO è
particolarmente onerosa e quindi ampiamente biasimevole per chi ha gestito l’Ente. Per chiarezza l’attuale CdA si è insediato nel luglio del 2010, per cui quanto affermato
prima è comunque in carico come responsabilità giuridica a coloro che componevano il precedente CdA. Si può condividere il sentimento di biasimo, ma una oculata valutazione
non può prescindere dalla considerazione che nella crisi finanziaria iniziata nel 2008 ciò che sembrava impossibile è invece accaduto. Sicuramente l’attuale CdA è impegnato
nella difficile opera di limitare al massimo le perdite vi possono essere per alcuni titoli a rischio, salvaguardando il capitale investito, parte integrante del patrimonio del nostro Ente.
Altro tema di acuta polemica è stato quello della valutazione di alcuni ultimi investimenti immobiliari. L’acquisto del Fondo immobiliare Q3 con capienza fino a tre mld di euro e che possiede
un immobile in Milano dato in fitto al quotidiano di Confindustria “Il Sole 24ore” , l’acquisto di un immobile sito in Piazza del Duomo di Milano dato in fitto a “La Rinascente”, e più in
generale la politica di valorizzazione del patrimonio immobiliare, compresa la decisione di dismettere gran parte delle proprietà ad uso residenziale in varie città e particolarmente in
Roma, perché ritenute non adeguatamente remunerative, tutti questi eventi sono stati oggetto di critiche anche “pesanti” fatte filtrare su diversi quotidiani. Nel CdA si è deciso di
abbandonare la strada degli acquisti diretti verso quella più favorevole dei Fondi di investimento immobiliare, e poi si è deciso di chiudere ogni rapporto con le Società di gestione
dello stesso patrimonio a favore di una gestione diretta dell’ENPAM, tramite una propria partecipata a socio unico, ed infine si è valutato che le documentazioni presentate da Uffici
di valutazione indipendenti fossero ampiamente probatorie per approvare gli acquisti dell’intero Fondo Q3 e dei locali “La Rinascente” con il Fondo Ippocrate, completandone la capienza di due mld di euro.
L’ultimo rilievo (ma sarà l’ultimo?) è stato oggetto di un esposto giudiziario presentato da alcuni Presidenti di Ordine, in cui viene ipotizzata una perdita “secca” superiore ad un miliardo di euro,
occultati tra le pieghe di bilancio nella precedente gestione. È incredibile che l’esposto sia stato firmato da un Presidente presente nel precedente CdA (quello in causa), da un componente dell’attuale
CdA che era anche nel precedente organismo, e da un Presidente forse arrabbiato per la bocciatura della Società di promozione finanziaria o Advisor, che Egli aveva proposto e che ha sottoposto a
rivalutazione tutta l’attività finanziaria dell’Ente. Non sfugge la strumentalità della loro azione, tenuto anche conto che si va verso il rinnovo delle cariche elettive della FNOMCeO e che i
Presidenti citati sono sempre “in opposizione”. Gli organi inquirenti valuteranno la congruità delle accuse, ma da parte sua il vicepresidente vicario Alberto Oliveti ha già avuto modo di dimostrare
in Commissione Parlamentare la insussistenza e la infondatezza di tali affermazioni.
Però, il danno morale verso tutti i medici iscritti obbligatoriamente all’ENPAM che potrebbero a giusta ragione temere per la solidità del proprio Ente pensionistico chi mai lo ripagherà ?
Angelo Castaldo
C.d.A. ENPAM
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